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Chievo: in Champions per rimanerci a lungo PDF Stampa E-mail
Levski, come previsto. E per il Chievo, a cui si spalanca la porta - per ora quella dell'anticamera - dell'Europa dei grandissimi, i sogni cominciano dalla Bulgaria. Quello, nemmeno tanto segretamente, più gettonato è di sorprendere il vecchio continente stupendolo con gli effetti speciali che hanno fatto rimanere a bocca aperta a suo tempo l'Italia: entusiasmo, umiltà, semplicità, palla lunga e pedalare. Il Chievo vuole riproporre ora tutto questo a livello europeo

Con metodo, con tecnica, ma pedalare. Possibilmente più forte di quei grandi faticatori bulgari che sanno come infiammare i trentamila che solitamente li spingono nelle partite interne. «È una squadra che non conosco - ha rilevato ieri mattina Sergio Pellissier, attaccante gialloblù - certo è meglio esordire con i bulgari piuttosto che con squadroni come Arsenal o Liverpool. Così credo che anche il Chievo abbia le sue chances di superare il turno. Sarà fondamentale la prima partita a Sofia, dove troveremo uno stadio gremito. Se riusciremo a non perdere credo che le nostre possibilità di passare aumenteranno».


Pellissier lo dice meditando vendetta per quella sera del 3 ottobre 2002, quando il Chievo di Del Neri ebbe appena il tempo di assaporare l'esordio in Europa ma dovette salutare la Uefa superato dalla Stella Rossa di Belgrado. Pellissier è uno della vecchia guardia clivense. Si ricorda ancora con soddisfazione il pareggio dell'andata ma il respiro gli si blocca pensando al due a zero subito in casa. «Giocare il ritorno al Bentegodi è importante - ha proseguito l'attaccante - però il Levski può far pesare l'esperienza internazionale, sicuramente superiore alla nostra. In ogni caso non dovremo cambiare il nostro atteggiamento di gioco».


Gli occhi del Chievo sulla squadra bulgara sono quelli del suo osservatore Lorenzo Balestro, già allenatore della squadra veronese per due stagioni in serie B. Balestro è rientrato da Bonlisi in Georgia dove ha assistito al trionfo del Levski e l'impressione è quella di una formazione che gioca a memoria. «Il Levski è una squadra che gioca molto corta e con aggressività - ha osservato Balestro - Il gruppo è compatto, con un 4-4-2 in fase difensiva che si trasforma in 4-2-3-1 nella fase offensiva.

Il leader della squadra è Borimirov, in attacco l'elemento più pericoloso mi è sembrato Angelov, a segno in tutte e due gli incontri con il Sioni, mentre la mezza punta è il francese Bardon, efficaci i due esterni di centrocampo Yovov e Telkiyski».


Altri osservatori sono intanto giunti a Verona in queste ore: sono i delegati Uefa guidati da Nicolaus Marshall che hanno effettuato un sopralluogo al Bentegodi e istruito i responsabili dell'area commerciale, marketing e dell'area organizzativa della società veronese sulle dinamiche della Champions.

Corriere canadese

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