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Il Commento: intercettazioni, una storia nuova? PDF Stampa E-mail

Image Credetemi, non avrei mai voluto arrivare al punto di scrivere un articolo che sfocia al di fuori dell'argomento principe del pallone, cioè la vera essenza del calcio, il gioco, ma una presa in giro così grossolana merita assolutamente di essere approfondita. Un vero tifoso di calcio vive per il pallone. Vivere per il calcio vuol dire amarlo in ogni sua forma, ripudiando qualsiasi forma anti-sportiva che su esso si abbatte che si chiami doping, violenza negli stadi, alti costi e denaro sprecato a palate.

Ecco quindi che è giusto, corretto, interessarsi anche di quest'ultima ondata di polemiche che inondano il mondo del nostro caro e vecchio pallone, ovvero le intercettazioni telefoniche, protagoniste nelle cronache sportive di questi giorni, e che hanno interessato in primo piano Luciano Moggi, Direttore Generale della Juventus e Pierluigi Pairetto, ex-designatore arbitrale della Serie A.

Stupefatti, molti sono rimasti sbalorditi dalle frasi tratte dalle intercettazioni telefoniche e diffuse dai massimi organi di stampa nazionali. Altri forse no. La storia (forse) si ripete. Ecco perchè...

8 Aprile 1990. Allo stadio di Bergamo, si gioca Atalanta-Napoli, gara valevole per la trentaduesima giornata del massimo Campionato italiano. I partenopei sono secondi in classifica a -2 punti dal Milan. Quella giornata calcistica passerà alla storia come una delle più spiacevoli del calcio italiano. Il "fattaccio" arriva al 13' minuto della ripresa: dagli spalti dello stadio di Bergamo piove in campo una monetina da 100 lire che colpisce la testa di Alemao, ex-giocatore brasiliano del Napoli.

Il giocatore cade a terra ma è in procinto di rialzarsi quando, il massaggiatore dei napoletani, un certo Carmando, lo respinge e con insistenza gli ordina "Stai giù! Stai giù!". Alemao rimane a terra e successivamente uscirà dal terreno di gioco. La partita poi finirà 0-0. Il Napoli successivamente farà ricorso, lo vincerà e la partita sarà decretata a tavolino per 0-2. Il Direttore Generale del Napoli è un certo Luciano Moggi. Il "fattaccio" non finisce certamente così. Mentre il Napoli pareggia 0-0 contro l'Atalanta, e poi vince a tavolino, il Milan a San Siro vince su misura contro la Sampdoria per 1-0, rete di Daniele Massaro. Lo scudetto ora è a -2 partite, decisive.

Il Milan va a Verona. Allo stadio Bentegodi la partita è diretta dal signor Rosario Lo Bello di Siracusa, vero protagonista dell'incontro. Una strana serie di anomalie anti-Milan, si susseguono nei 90 minuti del match. Stranezze e atteggiamenti studiati a tavolino? Il Milan alla mezz'ora del primo tempo segna il gol del vantaggio con Marco Simone. Successivamente, Arrigo Sacchi, all'epoca allenatore rossonero, si infuria per due netti falli da rigore su Massaro e Van Basten non fischiati dall'arbitro. Lo Bello lo espelle. Al 19' della ripresa arriva il pareggio del Verona, ma l'ennesimo "fattaccio" che alimenta l'ipotesi di un netto arbitraggio a senso unico, arriva all'87', quando l'arbitro prima espelle Rijkaard per somma di ammonizioni, poi Van Basten per un fallo fantasma: due giocatori del Verona si scontrano tra di loro a un metro abbondante di distanza dalle spalle di Van Basten. Marco getta la maglia a terra per protesta e viene immediatamente cacciato negli spogliatoi. Il cartellino rosso, per concludere in bellezza, viene rifilato anche a Billy Costacurta, anch'esso per proteste, dopo il secondo gol segnato dal Verona, nettamente in fuorigioco. Verona-Milan 2-1.

In quella giornata il Napoli di Luciano Moggi fa bottino pieno e sorpassa il Milan. Nell'ultima di campionato, le due rivali vincono entrambe e il Napoli si aggiudica lo scudetto. Quello dei partenopei fu un sorpasso strano, non certamente sportivo, un sorpasso apparso ben progettato da alcune argute menti, furbe al punto giusto. Si chiamino Moggi o come volete, ma le stranezze di quel calcio oggi sembrano rituonare, sembrano bussare alla porta. Forse la storia si ripete, forse la storia continua.

ILVEROMILANISTA

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