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C'è anche un capitolo Milan nel faldone della procura di Napoli che indaga sul calcio sporco. Una sessantina di pagine per descrivere il ruolo (che si rivela ostile) della società rossonera al «sistema moggiano» e ai suoi addentellati con arbitri e designatori. Dall'ultima informativa dei carabinieri trasmessa il 21 gennaio si tratteggia una realtà decisamente «avversa» all'incontrastato potere della «cupola» di Lucianone. Le telefonate agli arbitri, compreso Collina, ci sono.
Ma tendono a tentare di porre un argine «all'assoluto dominio sul calcio da parte di una sola persona»: Luciano Moggi. «Gli interlocutori appartenenti alla classe arbitrale che intrattengono contatti con Meani - scrivono i carabinieri - più volte denunciano e si lamentano dello stato indecente in cui versa il settore, sulle pressioni esercitate dai suoi vertici, sugli schieramenti esistenti, in particolare sulla sfacciata partigianeria di certuni che giova in modo preponderante sulla loro carriera».
Una condizione così disgraziata del mondo del pallone viene denunciata dal dirigente milanista Leonardo Meani, responsabile dei rapporti tra la società milanese e la classe arbitrale. È lui che viene intercettato. È lui che si batte e si sbatte contro «un ambiente in cui... eh eh... c'è troppa merda». Ed è sempre lui che al guardalinee Copelli riferisce l'insoddisfazione perenne del suo amministratore delegato di fronte a questo stato di cose: «Come dice Galliani quando si incazza, cioè quando dice che quello là non può pretendere di comandare il calcio italiano, perché lui dice è troppo comodo allora, giustamente diceva Berlusconi (proprietario dell'Ac Milan) e Moratti (proprietario dell'Fc Inter) e come diceva lo stesso in piccolo Zamparini (proprietario del Palermo) sono tutti coglioni che mettono i soldi... gli altri mettono i soldi e tu comandi e fai quel cazzo che vuoi». Mentre parla con Pierluigi Collina, Meani riferisce di sconvolgenti confidenze ricevute da Carlo Ancelotti a proposito di come avvenivano le cose quand'era allenatore della squadra bianconera. «Ancelotti mi ha riferito che l'altra persona famosa» riusciva a sapere «con largo anticipo il giovedì, e pertanto ancora prima dei sorteggi del venerdì», quali erano gli arbitri designati per gli incontri della Juventus. «Mi diceva Carletto che il giovedì, il giovedì quel famoso, l'altra persona famosa, gli diceva... domani abbiamo questo arbitro e veniva, e c'era quell'arbitro... e c'era il sorteggio e io non riuscivo... non mi spiegavo... lui il giovedì sapeva già l'arbitro che aveva, che aveva, la domenica, tu pensa, questo prima sa... quando riusciamo a manovrarlo in un certo modo no!!!». Addirittura, sempre secondo quel che dice Meani, Moggi influiva sul calendario di calcio.
«Ancelotti veniva interpellato - scrivono i carabinieri - per individuare le partite più gradite con cui affrontare il campionato in modo tale che alla scelta corrispondesse poi il calendario della stagione calcistica». Analizzando poi le parole di Meani e del guardalinee Puglisi gli inquirenti riportano le convinzioni degli interlocutori a proposito di «pressioni» esercitate dai «capi» per favorire l'Empoli e le squadre toscane in genere. Il Giornale
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