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Si riparte, ma pochi stadi aperti PDF Stampa E-mail
Misure anti-violenza "senza precedenti" varate dal Consiglio dei ministri: chiusi gli impianti non a norma. San Siro tra gli stadi fuori legge. In A cinque partite a porte chiuse
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto contro la violenza negli stadi. I 13 articoli del testo ricalcano la serie di provvedimenti annunciati due giorni fa dal ministro dell'Interno Giuliano Amato, anche se il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta ha chiarito: "Il testo vero del decreto si avrà domani mattina. Quindi qualsiasi testo uscirà questa sera non sarà quello giusto. Sono norme che entreranno subito in vigore, quindi è bene che non ci siano errori".
L'effetto immediato delle misure sarà la ripresa dei campionati, annunciata dal commissario della Figc Pancalli. Ma in serie A saranno solo 5 le partite che avranno i tifosi sulle tribune: Torino-Reggina, Sampdoria-Ascoli, Cagliari-Siena, Palermo-Empoli e Roma-Parma). Resteranno chiusi al pubblico gli impianti di Milano, Messina, Bergamo, Verona e Firenze.
Dal ministro degli Interni arrivano parole che somigliano a un appello: "Chi ama il calcio è d'accordo con questo provvedimento, chi non lo ama si opporrà a farlo passare. Noi vogliamo la gradualità ma anche evitare che ci siano spazi discrezionali che possano diventare terreno di negoziazioni difficili. Ad oggi - prosegue Amato - gare in stadi non in regola si giocheranno a porte chiuse. Quando questi cominceranno ad avere in regola prefiltraggio, tornelli e controllo elettronico nominativo allora potranno entrare gli abbonati. Per finire questi lavori ci vorrà molto meno tempo di quello che ci si aspettava, un mese, come dire due partite. Le spese? Non entriamo in questo, il decreto dice che le società possono accollarsele, fare accordi, possono decidere come ritengono".
E' ormai chiaro però, che le misure approvate siano quelle annunciate due giorni fa: chiusura degli impianti non in regola con i decreti Pisanu (nell'elenco è compreso San Siro); razzi e fumogeni banditi in tutte le manifestazioni sportive non solo il giorno della partita ma anche 24 ore prima attorno agli impianti; fine della vendita in blocco di biglietti alle squadre ospitate; stop ai rapporti economici o di collaborazione tra le società e il tifo organizzato; Daspo preventivo esteso anche ai minorenni e lavori di utilità sociale per i soggetti colpiti da questa misura; aumento della flagranza differita dalle attuali 36 ore a 48 ore e l'inasprimento della pena per la resistenza a pubblico ufficiale (da 5 a 15 anni). Sarà inoltre abbassata da 10mila a 7.500 la soglia di spettatori oltre la quale andranno adeguati gli stadi secondo le norme dei decreti Pisanu.
"Nella prima fase avremo partite solo nelle ore diurne", ha detto il viceministro dell'Interno, Marco Minniti riassumendo i contenuti del decreto: "La prima parte riguarda la totale applicazione del decreto Pisanu, con l'abolizione totale di ogni deroga, e l'indicazione che negli stadi non a norma si giocherà a porte chiuse. Sarà l'osservatorio sulla violenza ad applicare, nella prima riunione di domani, le norme del decreto". "Il secondo punto - ha proseguito Minniti - comprende misure di carattere preventivo e di maggiore severità". "La riapertura degli stadi sarà progressiva e verrà legata alle norme sulla sicurezza relative all'accesso degli spettatori previste dai decreti Pisanu", ha detto Giovanna Melandri, ministro alle Attività sportive.
Tra le prime reazioni ai provvedimenti annunciati dal governo spicca il parere di Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia e del Milan, ha commentato: "Condivido l'introduzione di norme più severe contro le violenze dentro e fuori gli stadi di calcio, ma ho dei dubbi sull'utilità di giocare a porte chiuse le partite in quegli impianti che non sono perfettamente in regola".
Giovanni Facella
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