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A Borrelli due settimane per chiudere indagini PDF Stampa E-mail
ImageIl commissario Guido Rossi è sereno, almeno così giura. Ma di sicuro non si aspettava che il pentolone di cui si è alzata il coperchio ribollisse così ferocemente. «La situazione è più grave di quanto pensassi - ha ammesso ieri il padre dell'antitrust - Credevo che fosse una vicenda più circoscritta». All'orizzonte non si intravedono altri filoni di indagini, tanto per essere chiari, sul pianeta di Calciopoli non stanno per materializzarsi ulteriori protagonisti.

Rossi fa riferimento alla materia che vede scorrere sotto gli occhi: è già tanta e basta e avanza a far tremare i polsi di chi deve mettervi mano. Ieri è stato anche raggiunto dalla notizia del "no" del Csm a Settembrino Nebbioso, già capo di gabinetto dell'ex ministro Castelli: il Consiglio superiore della magistratura, avendo appena deciso di non consentire più ai magistrati di ricoprire incarichi sportivi, ha negato l'autorizzazione a rivestire la carica di vice commissario della Figc. Decisione secca, assunta all'unanimità. Inutile anche la nota inviata da Nebbioso allo stesso Csm, per spiegare che il suo incarico avrebbe riguardato solo un'attività di studio sulle modifiche delle norme della Figc. Rossi ne ha preso atto, decidendo in accordo col presidente del Coni Gianni Petrucci di non provvedere a un'altra nomina: al suo fianco rimarranno l'avvocato Paolo Nicoletti e Demetrio Albertini; sarà lui stesso ad assumere la competenza nel settore delle norme e dei regolamenti, inizialmente affidata a Nebbioso. Il commissario non è del resto uomo che si spaventa, davanti alle difficoltà. Nè tanto meno lo è Francesco Saverio Borrelli, da qualche giorno a capo dell'Ufficio Indagini della Figc da rifondare. L'ex capo del Pool di Manipulite si è dato tre settimane per preparare il maxiprocesso. La sua clessidra scorre senza tregua: una settimana è già andata, considerando il lungo ponte che si apre oggi. Da lunedì, Borrelli e i suoi collaboratori, Falcicchia e D'Andrea in testa, non avranno un giorno di tregua, se vorranno rispettare la scadenza che si sono imposti (chiusura della fase istruttoria entro il 15, massimo 20 giugno; un mese a disposizione dei tribunali sportivi per riscrivere le classifiche). I quarantuno indagati dalla Procura di Napoli, e tutti gli altri tesserati in grado di integrare l'inchiesta sportiva in corso, saranno invitati a presentarsi anche di fronte a loro, uno via l'altro. Lunedì, tanto per cominciare, toccherà all'ex segretario della commissione arbitrale, Gennaro Mazzei. L'indomani sarà la volta dell'arbitro Duccio Baglioni e probabilmente anche dell'ex segretaria della Can, Maria Grazia Fazi, venerdì 9 di Claudio Lotito, prima o poi del superindagato Luciano Moggi.
Un lavoro duro, che spianerà la strada a un maxiprocesso dalle dinamiche ancora da stabilire (sarà la Corte Federale a decidere se i tre gradi di giudizio saranno quelli abituali o se il provvedimento debba partire dal livello più alto, quello della Caf, visto il coinvolgimento di diversi consiglieri federali), ma attorno al quale si sono scatenati da tempo i pronostici. L'ex vice capo dell'Ufficio Indagini, l'avvocato Mario Stagliano, in un'intervista a "L'Espresso" prevede ad esempio la condanna certa della Juventus ("retrocessione in B e revoca degli ultimi due scudetti, per bene che le vada") e anche quella della Fiorentina, che potrebbe però evitare la B "per il principio della gradualità": se la Juve non retrocede in C, riservare la stessa punizione ai viola "potrebbe essere ingiusto". Per Stagliano, infine, non correrebbero "rischi reali" Lazio e Milan. Registrata la rabbia dei Della Valle («Stagliano eviti giudizi»).

Il Romanista

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