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Commissario Rossi avvocato del diavolo PDF Stampa E-mail

ImageFinora ha confermato Lippi ct della Nazionale, Cannavaro capitano, smentito che la presidenza in Lega di Galliani sia in qualsiasi modo in dubbio, dovuto, appena ieri, registare alla Uefa che «non è possibile per tempo iscrivere alcuna squadra italiana in Intertoto».

E' vero, Guido Rossi ha nominato Francesco Saverio Borrelli capo ufficio indagini della Figc, ma non sarà l'uomo di Mani pulite che alla fine dovrà decidere chi, come, quando, quanto, se mandare all'inferno (leggi: deferire) la Juventus e le altre, ma la Caf, quella che c'era pure prima di lui, con la vecchia Figc. Carraro si è dimesso, Itala Pappa anche, e pure tutti quegli altri che non ci stanno più si sono dimessi: nessuno li ha cacciati se non l'opportunità di farlo e l'opportunismo di capirlo. E Guido Rossi non è arrivato direttamente dalla Bastiglia, ma è stato nominato e per uno come lui è decisivo: «Il conflitto d'interessi non esiste, c'è solo quando qualcuno agisce contro quelli dell'incarico che gli è stato affidato», disse il 22 maggio a Coverciano. Dopo 20 giorni da super commissario speciale, a Guido Rossi resta la maglietta numero 10 dell'Italia datagli proprio quel giorno con tanto di nome e ricevuta con tanta emozione: «Ma adesso a chi la darò dei miei figli?», disse. Se si indaga, forse, questo è l'unico quesito che finora potrebbe essere risolto. C'è tempo.
C'è sempre stato nella vita di questo grande borghese col cuore a sinistra, eletto nel 1987 senatore indipendente del partito comunista, ma, nel tempo, consulente di Montedison, legale di Mediobanca, consigliere di amministrazione della Assicurazioni Generali, guida della Consob, della Telecom, che non sono propriamente movimenti proletari. Molti, adesso, lo chiamano l'Ethan Hunt del diritto societario come il protagonista di Mission Impossible . Il titolo sembra esatto. Lui le ha sempre vinte queste missioni impossibili per gli altri, ogni volta che è stato chiamato a sciogliere i nodi economici e di gestione di grandi, grandissime aziende. Tutto questo avrà pensato il Coni quella notte fra il 15 e il 16 maggio passato, con la bufera che aveva già rotto le finestre del Palazzo e il puzzo, da lì, già un po' fuoriuscito. Guido Rossi, nominato ciesse della Figc alle 12.41 del 16 maggio, è stato scelto da Piero Fassino, il segretario del partito di maggioranza, e da Angelo Rovatti, consigliere di Romano Prodi, che sarebbe dovuto diventare nuovo ministro dello Sport, prima che si scegliesse al suo posto Giovanna Melandri. Walter Veltroni aveva indicato, invece, Achille Serra, il prefetto di Roma, un uomo diverso per esperienza, rapporti, storia, dal Commissario.
Guido Rossi è un uomo di prestigio che nei suoi grandi incarichi ha avuto a che fare per forza con tutti i grandi dirigenti d'Italia. Ovvio. Anche con l'avvocato del Milan, Leandro Cantamessa, e il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi. Confilitti di interesse? «Quello c'è solo quando qualcuno agisce contro l'incarico che gli è stato affidato». Insegna Rossi laureato in Giurisprudenza nel '53 a Pavia, prima di un Master of Laws ad Harvard l'anno dopo a soli 23 anni (è milanese, ci è nato il 16 marzo del '31. E' pure interista). Geronzi affidò a Rossi il mandato per scendere in campo nella vicenda Rcs, lo ingaggiò per difendersi dalle accuse dopo gli scandali Cirio e Parmalat; con l'avvocato rossonero Cantamessa, il suo studio si è occupato della memoria difensiva di Milan, Inter e Juventus in un fronte comune contro Della Valle il quale, attraverso il consorzio Calcio Italia, aveva diffidato i network televisivi (Mediaset in testa) intimando di non chiudere intese con la "Triade" dei grandi club italiani. Adesso Guido Rossi è il commissario straordinario della Federcalcio. Finora ha detto che sarebbe stata «una follia totale» non confermare Lippi, a Cannavaro, invece, non ha detto niente dopo quelle dichiarazioni senza senso («è stata una mia scelta andare a arettificare»); ieri invece il comunicato per «smentire le notizie pubblicate dai giornali in relazione all'incontro a Milano con il presidente della Lega Adriano Galliani, nel corso del quale non è stata presa alcuna decisione, né da una parte né dall'altra, sui futuri assetti della Lega nazionale professionisti». Dopo questo ne è uscito praticamente un altro da Milano, dall'avvocato del Milan, Leandro Cantamessa: «Questa per me è la prova che il furioso attacco di un aparte della stampa che il Milan sta subendo da qualche giorno è per l'appunto un furioso attacco, che è completamente destituito di fondamento, questa è una prova che non proviene dal Milan...». Ma da Guido Rossi. Chi è l'avvocato del Diavolo?

Il Romanista

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