Calciomercato
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Eto'o-Sheva, il Milan può scegliere |
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Dopo l'out out di Ronaldinho, che ha confermato di voler restare in Spagna, il Milan va a caccia di un attaccante per la prossima stagione. Ma questa volta i rossoneri hanno la strada spianata in due direzioni: il Barcellona si priverà di Samuel Eto'o dopo aver acquistato Thierry Henry mentre il Chelsea, alle prese con la grana stipendi dei big, potrebbe dare il via libera ad Andriy Shevchenko e al suo ritorno a Milano. |
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Spalletti ai Carabinieri come in tv |
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E' rimasto poco più di un'ora Luciano Spalletti all'interno della Caserma dei Carabinieri di via In Selci e ne è uscito con la stessa consapevolezza che aveva prima, quella che non sarà certo da un testimone come lui che potranno arrivare nuovi elementi per sostenere le accuse che gli inquirenti stanno riscontrando.
A Luciano Spalletti quello Juventus-Udinese 2-1 del 13 febbraio 2005 allora sembrò una partita normale e ieri ha ribadito le stesse sensazioni. Di diverso, rispetto a quel che vide sul campo, adesso c'è solo il riscontro delle intercettazioni, quel cumulo di indizi che pendono sulle teste di tutti gli arbitri coinvolti a diverso titolo nell'inchiesta "Off side", tra cui Rodomonti e Gemignani, arbitro e primo assistente di quella partita, che in effetti combinarono un disastro. Con questa diversa chiave di lettura, quella bandierina alzata a comando ogni volta che l'Udinese oltrepassava pericolosamente la metà campo (capitò due volte con Fava, in una delle quali per annullargli un gol regolarissimo, e una con Di Michele) o quelle curiose decisioni (Cannavaro che già ammonito fermò un contropiede con un intervento di braccio, nell'impassibilità dell'arbitro) si giustificano in maniera diversa rispetto all'errore di valutazione semplice. Ma non è compito di un allenatore dover individuare le responsabilità: questo almeno è quel che pensa Spalletti. La sua scelta del resto è nota agli addetti ai lavori. Mai commentare in termini trancianti l'operato dell'arbitro: «Si forniscono alibi ai giocatori, li si autorizza ad impegnarsi di meno in allenamento. Invece noi dobbiamo preoccuparci di quel che dipende da noi». Così ha risposto tutto l'anno in ogni dopo partita della Roma ad ogni domanda sulla prestazione della terna arbitrale. Così rispose a caldo di fronte alle telecamere subito dopo la fine di quello Juventus-Udinese. Questo, più o meno, ha ribadito ieri a chi gli ha fatto domande più incisive di quelle che all'epoca gli rivolse Enrico Varriale dallo studio di "Stadio Sprint". Poi, a fine incontro, si è concesso poche battute alla pattuglia di cronisti che attendeva fuori dal portone della Caserma dei Carabinieri: «Abbiamo parlato della partita Juventus-Udinese dell'anno scorso, ho descritto le stesse dinamiche di cui parlai al tempo della partita. E' stato un dialogo pacato». E' stata a quel punto colta l'occasione anche per chiedere direttamente a lui la questione dell'intercettazione nella quale, secondo la trascrizione dell'informativa dei Carabinieri, Moggi addirittura lo avrebbe imposto alla Roma: «Non mi sono fatto nessuna idea in proposito, anche perché ci sono versioni discordanti. Io non ho mai firmato nessuna procura da quando faccio l'allenatore. Se esiste una cupola? A questo non posso rispondere». Alla cupola penseranno i pm Narducci e Beatrice. Ma di quel dialogo tra il ds della Roma Daniele Pradè e il dg della Juve Luciano Moggi giusto un anno fa Il Romanista aveva già avuto modo di chiarire il senso. In sostanza Pradè, in un eccesso di zelo, chiamò Moggi per comunicargli la scelta della Roma di non tesserare Guidolin (sponsorizzato dal figlio di Moggi, Alessandro) e di orientarsi su Spalletti e la risposta del dirigente bianconero («e allora prendi Spalletti») è stata interpretata da chi ha ascoltato il dialogo come un'imposizione di quello che è stato individuato come capo della cupola e non, come è più verosimile, semplicemente come una presa di coscienza. Anche perché tra Spalletti e Moggi rapporti preferenziali non ci sono mai stati.
Il Romanista |
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