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Duisburg, è iniziata la festa del calcio PDF Stampa E-mail
ImageDuisburg: È qui la festa. Annunciata dalla voce di Bocelli e da quella della Nannini alla porta di Brandeburgo. Dove c’era il Muro si apre al mondo il viale dei tigli. Signori, comincia il mondiale numero diciotto. In Germania ventidue anni dopo. Il Brasile pentacampeon prova a vincere il sesto titolo.

Lo aspettano tra passi di samba e rabone i meninos da rua e le ragazze d’Ipanema. Ed anche Lula. Superfavorito. Con le finte ed il sorriso di Ronaldinho che sembra Roger Rabbit. Con il principino di religione battista Kakà. Con i dentoni di Ronaldo. Con la potenza di Adriano che ha messo in un cassetto la saudade che lo prende ad Appiano Gentile. «Andate in campo e godetevi la festa» il messaggio del capo dello Stato Koehler agli eredi di Bechkenbauer guidati da Klinsmann da Los Angeles via internet. Stavolta è qui l'ex KataKlinsmann dei tempi dell'Inter. Ouverture oggi all’Allianz Arena di Monaco di Baviera che brillerà di novemila luci e che sarà protetta da tremila agenti. Si comincia con Germania-Costarica, a seguire Polonia-Ecuadir. Torna ad aprire le danze di un mondiale la squadra di casa. Per un po' il match d’apertura era toccato alla squadra campione in carica. Facile. Fin troppo. Anche senza Ballack con un ginocchio messo male. S’è affidato ad un guru di Berlino. È andato via con una boccetta che non ha sortito effetto. Come le ampolline con l’acqua santa del Trap. Dietro al Brasile, che esordirà mercoledì prossimo contro la Croazia, le solite note: l’Argentina (due titoli) di Crespo e di Tevez che ha trovato in Messi il vero erede di Maradona; l’Inghilterra (un titolo, gol fantasma di Hurst alla Germania) di Gerrard e Lampard, l'Olanda di Van Nisterlooy, la Germania perché anfitrione (tre titoli vinti), la Francia (un titolo) un po' invecchiata di Henry, di Trezeguet e dell’ultima volta di Zidane. «Avrà voglia di stupire Zizou» assicura Lippi. Probabili sorprese? Una su tutte: la Spagna che non ha mai vinto un Mondiale e che ha giovani talenti in quantità. Da Torres a Joaquin, da Iniesta a Reina. Ed i soliti campionissimi come Raul e Puyol. Poi spunterà fuori l’outsider di turno. Qualche nome: la Costa d’Avorio di Drogba e l’Ucraina di Shevchenko. E l’Italia? Riuscisse a rimettere in piedi i suoi grandi malati godrebbe di un pronostico più netto. Così com’è sarà importante superare la prima partita (l’esordio col Ghana) e tenere d’occhio la terza uscita, quella contro la Repubblica Ceca di Nedved che è in grande spolvero. In mezzo ci sarà la sfida con gli Usa di Bruce Arena. Se gli azzurri dovessero piazzarsi secondi nel girone di qualificazione, quasi certamente incontreranno il Brasile nei quarti. La Germania freme tutta. Atmosfera magica. Nelle lande della Ruhr come nelle vie delle città felici. Vedi Berlino, Monaco ed Amburgo. Boccali di birra e narghilé in una nazione che è multietnica come e più della Francia. In Germania s’attendono grossi risultati. Non soltanto sportivi. Dicono che il Pil potrebbe aggiustarsi mica male con l’affare mondiale che porterà oro a fiumi. Investimenti, infrastrutture, contratti di lavoro, sponsor. Trentadue nazionali al via. Settecentotrentasei calciatori in campo. Non tutti campioni naturalmente. Ma faranno simpatìa i sauditi ed i coreani del Sud. Un mese lungo come un fremito in tutto il mondo. Con le casalinghe britanniche che hanno il muso. Promettono tradimenti. Trenta giorni di sacrifici. Con i loro uomini sugli stadi (chi potrà permetterselo) o davanti ai televisori. Attenti: previsto un sovrappeso di cinque chili alla fine della sbornia di calcio che ci attende. Il Mondiale che frena anche la lotta armata. La brigata Al Aqsa che dice stop. Il leader Zubeidi che invita gli israeliani a vedere insieme le partite del mondiale. Gratis in Palestina. Un mondo intero nel pallone.

Il Mattino 

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