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Avellino: la storia si ripete PDF Stampa E-mail
Ci risiamo. A distanza di 12 anni (1994-1995) l'altalena su cui viaggia l'Us Avellino ha riservato un nuovo percorso per i lupi: quello della C. Altalena perchè è dal campionato di serie B di 12 anni fa, quello di Luiso e Criniti, che la squadra biancoverde sale e scende dalla C alla B e viceversa in un solo anno.

In quello che è stato l'ultimo campionato con al timone Sibilia la retrocessione maturò all'ultima giornata sul campo di Verona contro il Chievo dove i tantissimi tifosi accorsi(treno verde) portarono a casa la disperazione e la frustazione per una sconfitta pesante:3-1. Dopo 8 anni di inferno (C) arrivò nel 2002-2003 Molino che portò i lupi di Casillo in serie B vincendo la volata col Pescara. Il campionato 2003-2004 vide Zeman alla guida dei biancoverdi ma la vecchia guardia decis0e che il boemo era troppo duro nei metodi e si cercò di farlo esonerare senza riuscirci. A ciò si unì la furia vendicativa di Moggi(non chiacchiere ma realtà) nei confronti dell'uomo di Praga. Il risultato fu 7 punti all'andata con partite perse di proposito(Av-Bari, Av-Albinoleffe) ed altre pilotate dagli arbitri come Av-Messina ed Av-Atalanta. Nel girone di ritorno, dopo l'epurazione, la squadra voluta da Zeman conquistò più di 20 punti e la retrocessione avvenne alcune giornate prima della fine della cadetteria. Nuova proprietà, nuova società, 1 anno di serie C ed il ritorno in B ad opera di Biancolino, Ghirardello, Rastelli in un rush finale che vide l'Avellino pareggiare in casa col Rimini e perdere così le speranze di vittoria del campionato. Play-off col Napoli e ritorno in serie B dove tutti si aspettavano di restare a lungo ed invece..... La storia di oggi la conosciamo tutti ed ognuno si è fatto un'idea su colpe, meriti, condanne, assoluzioni. La realtà è la C e due milioni di euro per la squadra che retrocede, un dolce-amaro ritorno: dolce per chi? amaro per chi? Resteranno solo in pochi a soffrire, quei pochi che allo stadio pagano il biglietto e non i portoghesi presenti in numeri mai così alti allo stadio in questi anni. Una cosa è certa:l'Avellino è degli avellinesi, di quei tifosi che pagano la domenica allo stadio in casa e fuori. Appartiene solo a loro e nessuna legge o società potrà portarglielo via.

Raffaello De Nisco

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