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La zarina urlò a Moggi:"Basta sei una sanguisuga" PDF Stampa E-mail

Il ruolo di Grazia Fazi nell'inchiesta dei giudici napoletani: la segretaria degli arbitri aiutava Juve e Milan. Meani (Milan) all'assistente: "Dico a Galliani che sei dei nostri"

ROMA - Ecco la figura della zarina, la bionda e massiccia donna degli arbitri, stagliarsi con una sua forza ricattatoria tra le carte dell'inchiesta "Off-Side", le ottanta pagine con cui i sostituti procuratori Narducci e Beatrice hanno chiuso l'inchiesta sullo scandalo. La donna, accusata da Manfredi Martino di aver consumato nel retrobottega di Coverciano il rito dei bigliettini degli arbitri infilati nelle sfere del sorteggio, era diventata un pericolo per la cupola. Da sola, aveva scelto di giocare su due campi: la Juve e i nemici del Milan.

La posizione di Maria Grazia Fazi, meglio definita nonostante i suoi silenzi, offre nuove preoccupazioni ad Adriano Galliani. Il dirigente arbitrale Martino il 26 maggio ha raccontato ai pm: "Il rapporto particolare tra la Fazi e le società di Juve e Milan nasce nell'agosto 2003 in occasione della gara di Supercoppa Milan-Juve che si disputò a New York. La Fazi voleva a tutti i costi fare quel viaggio... la sua insistenza fu tale che i due designatori decisero di anticipare le spese del suo biglietto aereo. A New York non aveva una stanza prenotata e disse che era stata invitata dalla Juventus... Lì avviò stretti rapporti con il gruppo dirigente juventino e con il dirigente del Milan Meani...

In futuro gli avrebbe comunicato in anticipo le griglie arbitrali... La Fazi era legata anche alla Lazio... Questo atteggiamento portò al suo allontanamento dall'ufficio arbitri nel 2004: lo pretesero i dirigenti juventini quando lei telefonò all'arbitro Pieri, ritenuto strettamente legato alla Juventus, affinché non penalizzasse il Milan".

Firmò la sua fine. Ancora: "La donna era amica di De Santis, Trefoloni e Collina..." e quando "acquistò del materiale a un prezzo molto conveniente dall'arbitro Stefano Ayroldi, commerciante di sanitari, quest'ultimo venne inserito in fascia A". Alla fine la zarina entrò in conflitto con lo stesso Luciano Moggi: "La devi finire di essere una sanguisuga", gli urlò, "ti abbiamo dato tutto e tu hai preso da tutti".

Le nuove carte mettono altri carichi sulle spalle del dirigente milanista Meani. Così rassicura al telefono il guardalinee Copelli: "Parlo con Galliani, lui lo sa, gli dico: questo qui è un nostro uomo". Copelli nell'interrogatorio del 13 maggio rivela: "Se un assistente avesse voluto arbitrare un incontro del Milan non si doveva rivolgere ai designatori, ma a Meani. Io e Puglisi eravamo graditi al Milan, era evidente che contro il Chievo le designazioni erano volute dalla società rossonera".

Il poliziotto penitenziario Massimo De Santis nei racconti del guardalinee Rosario Coppola (20 maggio) "è un arbitro in grado di scegliersi gli assistenti di gradimento". E, si scopre, ha avuto un ruolo da protagonista nella storia dei Rolex regalati da Franco Sensi agli arbitri: "Fu lui che organizzò con l'allora ds della Roma, Lucchesi, i regali natalizi alla classe arbitrale, compresi i Rolex d'oro ai due designatori".

Quando De Santis scopre di essere coinvolto nell'inchiesta napoletana (ha talpe in tre procure e al Csm) "smette di arbitrare in maniera platealmente filo-Juve per non offrire conferme". Le ottanta pagine offrono nuovi elementi all'Ufficio Indagini sulla Lazio, aiutata da Carraro e dal banchiere Geronzi secondo Gazzoni Frascara, e sulla Fiorentina, per la quale si dettagliano le proposte di combine e gli interventi sugli arbitri grazie alle parole del giudice Ferri. Nella vicenda dell'iscrizione della Reggina nell'estate 2005, avvenuta "in assenza dei presupposti finanziari", si cita la fideiussione non idonea della San Remo e si indica Giacinto Facchetti come "probabile agente assicurativo intermediario".

Infine, l'ombra nefasta di Moggi sul mondo Fiat. Viene fuori da un pranzo di Natale 2004 a cui partecipò il generale Francesco Attardi (indagato): "Ascoltai Piero Ferrari figlio di Enzo, Montezemolo e l'avvocato Galassi parlar male di Moggi e del figlio, i loro comportamenti si sarebbero riflessi sul gruppo Fiat".

 

                                                                                  La Repubblica

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