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Sosa: "A Napoli il calcio significa Maradona" PDF Stampa E-mail
«Per me è stato come realizzare un sogno. Fare gol con la maglia numero dieci azzurra, quella che fu di Maradona, per un giocatore argentino è il massimo». E le lacrime non finivano più, anche quando la partita è ricominciata... «Perché ho vissuto momenti forti, intensi. Non ricordo nulla, solo i crampi allo stomaco: sai quelli che provi quando sei innamorato?». E lei di cosa è innamorato? «Di Napoli, di questa promozione, della maglia numero dieci, della gente che urlava fortissimo dopo la rete. Sono innamorato del calcio a Napoli, che praticamente significa Maradona».

Ha promesso che consegnerà la sua maglia a Diego... «Il numero dieci azzurro gli appartiene». Come gliela darà? «So che la nazionale argentina verrà a giocare a Napoli. Magari verrà anche lui». No, quella gara si farà a Salerno. «E allora vuol dire che andrò a Salerno...». Vuol raccontare il gol al Frosinone? «Mica me lo ricordo. Ho solo una sensazione, pensavo ”la palla è alta, troppo alta”. Poi invece è successa una magìa, e ho visto la palla in gol». Di chi è il merito di quella magìa? «Non lo so, so solo che questa giornata è stata tutta bellissima, fin dall’inizio». Perché, cosa è successo? «Sono entrato nello spogliatoio e ho visto la maglia di Diego sulla mia panca. Mi sentivo quasi di svenire». Esagerato, non lo sapeva già che l’avrebbe avuta? «Sì, lo sapevo, ma vederla mi ha fatto venire i brividi. Voglio ringraziare tutti, i compagni, l’allenatore, e soprattutto il direttore Marino che ha sostenuto la mia volontà». Poi cos’altro è successo? «Sono salito in campo con i miei figli per mano. Anche loro avevano il 10 sulle spalle. Pure i quel momento stavo per commuovermi». Troppe lacrime per una vecchia volpe del calcio. «Giuro, nella mia piccola carriera non ho mai vissuto una giornata più bella di questa». Questa è una bugia, lei fa il ruffiano per imbonire la società e la tifoseria... «Non sono mai stato più sincero di oggi, chi mi conosce lo sa bene cosa penso». Vuol dire che in carriera non ha mai vissuto un momento più intenso? «Giuro di no. Per esempio, il primo gol in Italia è stato alla Juventus, e quella rete fece pareggiare l’Udinese al 94°. Ero felice, tutti gridavano il mio nome. Ma fare gol alla Juve non significa nulla rispetto a una rete al San Paolo con la maglia numero dieci». Cosa c’è nel suo futuro? «Spero ancora tanto Napoli, ma aspetto le decisioni della società. L’ho detto: ho un altro anno di contratto, se non mi verrà rinnovato tornerò a casa a giocare in Argentina». Però Sosa vorrebbe rimanere qui. «Diego mi disse: quando vivi giorni difficili la gioia dei successi ti sembrerà più bella. Aveva ragione, e io ho voglia di continuare a vincere qui, in questa città, per questa meravigliosa gente».

Il Mattino 

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