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Calcio e Tv: Si torna ai diritti collettivi PDF Stampa E-mail
Il Governo dà l’okay alla legge. Dal 2007 una metà dei ricavi sarà comune, l’altra divisa per bacino d’utenza e risultati.

Tiziana Bottazzo
La Gazzetta Dello Sport


ROMA.Due pagine, tre punti, diciotto paragrafi per invitare il mondo del calcio a cambiare. Anche sulla distribuzione dei diritti televisivi. «Per creare un equilibrio nuovo e più equo nel calcio, locomotiva di tutto lo sport italiano», ha sottolineato il ministro dello Sport Giovanna Melandri presentando il testo della nuova legge delega al termine del Consiglio dei Ministri. Al suo fianco l’altro ministro, Paolo Gentiloni, responsabile delleComunicazioni, con cui ha condiviso l’elaborazione del testo.
COLLETTIVI .Tre punti per affermare il passaggio dalla vendita individuale a quella collettiva, con una spartizione di «almeno» il 50% del ricavato della vendita delle partite dei campionati di serie A,B e C e di quelle delle «altre competizioni organizzate a livello nazionale», cioè coppa Italia e Supercoppa italiana, tra i «partecipanti della competizione stessa», cioè serie per serie, mentre la quota restante verrà ridistribuita in base al «bacino d’utenza» dei club eai «risultati sportivi». Una piccola quota (forse il 5%) sarà destinata infine allo sport di base. Sarà il «soggetto preposto all’organizzazione» a spartire le quote, riportando nel mondo del calcio la responsabilità di una ripartizione equa e concordata. Figc o Lega dovrebbero avviare uno studio per definire i «bacini d’utenza» e sottolineare il peso dei «risultati conseguiti». Sono esclusi dalla contitolarità i diritti d’archivio che rimangono di proprietà dei singoli club.
MERCATO LIBERO. Uno sguardo affettuoso anche agli utenti- tifosi «consumatori dei prodotti audiovisivi relativi agli eventi sportivi», che beneficeranno del mercato libero tra le varie piattaformein competizione per partecipare a una sola gara per la vendita dei diritti, «prevedendo, ove possibile, la presenza di più operatori». Da definire meglio però quel «ove possibile», che ipotizza la partecipazione alla vendita di un solo operatore. Chi partecipa alla gara, poi,dovrà avere «titolo abilitativo », sarà vietato subcedere i diritti. Uno sguardo anche al mutare delle nuove tecnologie: tutti i soggettipotranno entrare nel mercato senza trovarsi di fronte a «posizioni dominanti». I contratti dovranno avere quindi «una durata ragionevole » che, mutuata dalla normativa della Ue, non dovrebbe superare i 3 anni.
I TEMPI. Al massimo 6 mesi per fissare punto supunto il testo con decreti attuativi, dopo una discussione allargataanche ai rappresentanti del calcio e delle tv, altri 12 mesi per integrarlo con decreti correttivi, per una nuova disciplina che si applicherà a tutte le competizioni sportive successive al 1˚ luglio 2007. Prevedendo pure un «periodo transitorio » per i contratti in essere, con una distinzione fra accordi stipulati prima edopo il 31 maggio 2006»,masollecitandoancheun «atteggiamento ragionevole da parte di tutti per adeguarsi il più presto possibile alla nuova normativa — ha scandito Gentiloni — sperando in una mutualità spontanea da parte di alcune società che porti di fatto ad una revisione dei contratti in essere ».Quando il testo passerà in Commissione Cultura alla Camera, si spera in un consenso bipartisan. AndreaRonchidi An,chericorda come la sua proposta di legge della passata legislatura avesse anticipato questo testo, ha inviato unalettera al presidente della Commissione Pietro Folenachiedendo di accelerare i tempi per l’approvazione perché «6 mesi sono troppi ». Forza Italia ha però annunciato che si opporrà.

LE REAZIONI DELLE TV . Mediaset avverte «I nostri contratti vanno rispettati».

«Una svolta positiva, ora bisognerà lavorare tutti insieme — commenta Tullio Camiglieri, responsabile della Comunicazione di Sky — sforzandosi di mettere tutte le piattaforme in grado di competere sullo stesso piano. Un pluralismo di cui beneficerà l’utente». Sky potrebbe essere ancora l’unico competitore per il satellite: «Ma mentre altri soggetti potrebbero allargare la loro offerta, a noi la normativa europea lo impedisce». E sui contratti in essere: «Non sarà facile raggiungere un punto di equilibrio, mabisognerà lavorarci chiedendo la collaborazione di tutti».
RISPETTO. «La questione non riguarda la vendita dei diritti collettivi, ma il rispetto dei contratti già chiusi e approvati —commenta Rossana Camana, responsabile della Comunicazione di Mediaset —. Il ministro Gentiloni ricorda l’esempio spagnolo? Cosa crede, che saranno le società a ridistribuire gli incassi? Se così è, non ci riguarda. Noi abbiamo stipulato un contratto che deve essere rispettato». La Rai, per voce del responsabile stampa Giuseppe Nava, si dichiara favorevole alla trattativa collettiva.Mentre BrunoBogarelli, direttore di SportItalia, titolare dei diritti della B, sottolinea: «Abbiamo di fatto anticipato la normativa: noinon abbiamomai trattato con singole squadre. Questo testo rafforza le nostre scelte». E Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb, «apprezza l’attenzione riservata alla tecnologie emergenti, come l’Iptv: importante ora è prevedere obblighi di non discriminazione».

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