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Svolta Brasile: è Dunga il nuovo C.T. PDF Stampa E-mail

L’ex della Fiorentina firma fino al 2014: «Trasmetterò alla squadra la mia grinta. Adriano e Kakà sono il nostro futuro»

Luca Calamai
Andrea Masala
La Gazzetta dello Sport


Una vecchia conoscenza italiana per far ripartire il Brasile: tocca a Carlos Dunga la panchina della Seleçao. E’ l’ex regista della Fiorentina e del Pisa il tecnico scelto dalla Cbf, la federcalcio brasiliana, a succedere a Carlos Alberto Parreira. C’è una curiosa coincidenza: i due erano insieme, c.t. e capitano, a sollevare la coppa del Mondo, il 17 luglio ’94 a Pasadena, dopo la finale vinta ai rigori contro l’Italia.

STAFFETTA. Parreira ora è destinato alla nazionale del Sud Africa, padrone di casa per i prossimi Mondiali. Per il Brasile, invece, la rosa di candidati era lunga:daWanderley Luxemburgo a Paulo Autuori. Il presidente federale Ricardo Teixeira aveva insistito per il ritorno di Luis Felipe Scolari, che però harinnovato conil Portogallo. Così l’ha spuntata Dunga, e Teixeira ha spiegato: «Abbiamo bisogno di una svolta, ci serve un allenatore che faccia vibrare la squadra ». Dunga ha come primo obiettivo la coppa America 2007 in Venezuela, oltre che conquistare le qualificazioni ai Mondiali 2010. Ma per rendere l’idea di quanto il Brasile creda in lui, basti pensare al vincolo, sino al 2014.Programmia lungotermine anche se Dunga non ha esperienza in panchina.
CARICA. Dungachiarisce subito: «Il mio obiettivo è trasmettere alla nazionale le stesse voglia e grinta che avevoquandogiocavo.Motivazioni e carica sono indispensabili in chi vuole vestirequestamaglia ». Di chepasta sia Dunga è facile intuirlo quando si spulciano i suoi commenti sulla nazionale brasilianaprimadella disavventura in Germania. Il nuovo c.t., al tempo commentatore per il canale Bande Esportes, si è sempredichiarato contrario al «quadrato magico», almodulo tutto attacco che ha illuso e fallito: «Ai Mondiali non puoi permetterti di sbagliare, vince chiprendemenogol. Meglio un centrocampista in più a proteggere la difesa che una punta. Ecco perché vorrei sempre Emerson titolare. Il mio Brasile sarà la somma di tecnica, grinta e cuore: sonolearmi per vincere».Dunga, da Rio, aggiunge: «Sapevo che un giorno avrei fatto il c.t. della Selecao. Questo giorno è arrivato prima del previsto. Ma non sono spaventato, sono orgoglioso». Tra i suoi modelli di allenatore, ci sono anche due italiani: «Dico Scolari, Parreira, Zagalo. E poi Lippi e Capello, che sanno trasmettere la grinta ai giocatori».
LE STELLE. Ronaldinho in Germania ha deluso: «Neppure Pelè — aggiunge Dunga — avrebbe potuto vincere un Mondiale da solo. Prima bisogna costruire un collettivo forte, affiatato, così uno come Ronaldinho può fare la differenza. Kakà e Adriano? Sono due grandi campioni. In Italia, con le loro giocate, sono stati spesso decisivi. Al Mondiale non hanno reso al cento per cento, ma sono giovani e faranno parte del futuro delle Selecao ». Il Brasile, prima del Mondiale, sembrava imbattibile: «A volte noi pensiamo che basti mettere insieme undici giocatori di grande talento per essere i più forti. Ma il calcio ha regole diverse. Per vincere bisogna essere un gruppo, saper soffrire. Questo è stato il segreto dell'Italia.Gli azzurri hanno saputo superare le prime difficoltà e Lippi è stato bravo a operare le giuste variazioni rispetto alla squadra di partenza. Cannavaro, Buffon e Zambrotta hanno disputato un Mondiale da fuoriclasse. E Grosso è stato la rivelazione.Comunque il simbolo dell'Italia è Gattuso: la sua grinta è stata decisiva ». Proprio come Dunga quandogiocava... «Con questo spirito abbiamo vinto a Usa ’94. Noi brasiliani siamo imbattibili quanto a qualità ma, lo ripeto, neppure la classe di Ronaldinho basta, dasola,a vincere un Mondiale ».Dunga esordirà il 16 agosto contro la Norvegia.

La Carriera : in Italia con Pisa, Fiorentina e Pescara

Carlos Caetano Bledorn Verri, conosciuto come Dunga (Cucciolo, uno dei sette nani), è nato a Rio Grande do Sul il 31 ottobre 1963. Nelle vene ha sangue italiano e tedesco. Mediano dotato di gran visione di gioco, leadership e un tiro dalla distanza potente e preciso, ha iniziato la sua carriera all’International nel 1980, per poi passare al Corinthians, al Santos e al Vasco da Gama. Nel 1987 arriva in europa a Pisa. Giocherà in seguito nella Fiorentina (1988-1992), nel Pescara (1992-1993), nello Stoccarda (1993-1995). In seguito va in Giappone allo Jubilo Iwata, per poi tornare all’Internacional dove chiude la carriera da calciatore nel 2000. Con la maglia della nazionale brasiliana conta 91 presenze e 6 gol. Al Mondiale di Usa ’94 è stato il capitano dei verdeoro nella maggior parte delle partite, in finale contro l’Italia mise a segno il terzo rigore della serie. Ha vestito la fascia da capitano fino a Francia ’98, e nella semifinale contro l’Olanda ha messo a segno il quarto rigore della serie. Con il Brasile ha giocato anche un altro Mondiale, Italia ’90, e ha conquistato la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984. Ultimamente era impegnato come dirigente del Queen’s Park Rangers in Inghilterra e come opinionista televisivo.

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